husker

i figli so piezz'hardcore

domenica, 12 luglio 2009

SONO UN RIBELLE, MAMMA


Andare a un concerto rock e tornare a casa con la mascella dilatata dalle risate non mi era mai capitato. Ma confido nella comprensione di chiunque di voi abbia mia visto gli Skiantos dal vivo. In fondo un loro spettacolo, perché non esistono altre parole per definirlo, è qualcosa di assolutamente geniale. Un misto fra cazzate, musica e chiacchiere da bar che tiene duro da oltre trent'anni. E che riesce a stupirmi ogni volta, nonostante gli acciacchi (miei e loro) e l’assoluta consapevolezza che in fondo, il punk, sia qualcosa di assolutamente relativo, poco serio e travolgente. E non importa quanto certe canzoni uno le abbia sentite e imparate e memoria da anni. Quanto abbia suonato e risuonato "Mono-tono” e "Kinotto” nello stereo di casa sua. Ogni volta è una festa. Un momento magico, tanto per usare una frase fatta. Un delirio organizzato, capace di relegarti due ore di assoluta felicità. Provate un po' a riascoltarvi "Eptadone", "Mi piaccion le sbarbine" e "Sono un ribelle mamma". E pensate che tutto quello che vi circonda e non vi piace sia solo una bolla di sapone o una parentesi che conta poco o nulla. E' questo in fondo che per me rappresenta un loro concerto. Una serata senza menate. Dove pensi soltanto a star bene a ridere come se avessi ancora tredici anni e ti scoppiassi i brufoli davanti allo specchio del cesso. Non mi interessa, in questo momento, fare una recensione seria di quello che ho visto. Scrivere che pezzi hanno fatto e quali cazzate Freak si è inventato per tirare su lo show e far ridere il pubblico. Ciò che mi preme è soprattutto dimostrare che, alla fine, se ascoltiamo questo tipo di musica. Se ci interessa tutto ciò che l'ha scaturita e resa così unica e diversa. Allora vuol dire che siamo sulla stessa barca. E non importa se uno ha la cresta, la barba, le borchie oppure il pullover. Conta quello che ti spinge a prendere la macchina e fiondarti sotto quel palco. Quell'urgenza bastarda che ti obbliga a infilare nel bagagliaio dell’auto una felpa e una t-shirt. Levarti la camicia nel parcheggio e guadagnare la cassa del bar per comprare l'ennesima birra. Ridere di un cinquantenne che parla di scoregge, caccole, ma anche di te. Guardare gli altri che ti stanno intorno e sentirti parte di loro. Stare in silenzio ed essere contento. Dimenticare ogni singola gag. Ma sghignazzare ugualmente come se il tempo non esistesse. Ok, l'ho fatta troppo lunga. E non ho manco detto che hanno persino imparato a suonare. Che si sono lanciati, addirittura, in qualche assolo. E che in un'intervista che ho fatto a Freak per il Mercantile mi ha confessato di amare alcune canzoni di Gino Paoli (con tanto di citazione a memoria di un pezzo che ho fatto finta di conoscere). E' inutile. Mi piglia bene vederli. Sapere che suonano. E che la gente continua seguirli con affetto. Forse non sono più quelli di "Inascoltable". Ma in fondo quel che conta è passare due ore alla grande in mezzo a una folla di amici, sconosciuti e vecchie facce da concerto. Il resto, fa volume.

Postato da: zanarcade a 03:21 | link | commenti (3) |

martedì, 07 luglio 2009

GOD SAVE THE FLIPPER


Avete presente lo stoner? Quella roba lenta, ma pesante che secondo sedicenti firme del giornalismo musicale è stata inventata dai Kyuss e poi è stata resa celebre dai Queens of the Stone Age, la seconda incarnazione della band di Josh Homme? Ecco, quel suono lì, secondo il mio modesto parere l'ha inventato qualcun altro. Sto parlando di una band sfigata di metà anni Ottanta che sotto il moiker di Flipper ci ha regalato alcune perle di hardcore rallentato e punk lo-fi che fatico ancora oggi a consigliare a qualche amico. Il fatto è che la band di Will Shatter (riposi in pace) è davvero uno di quegli ascolti estremi a cui bisogna arrivare un po' per gradi, senza farsi scoraggiare subito e tenendo sempre a mente che si tratta di un gruppo seminale al quale si ispiravano persino i Melvins e i Nirvana (forse così va un po' meglio). Ci riflettevo proprio stasera mentre tornavo da lavorare con la macchina e sentivo "Gone fishin''" in autoradio. Cazzo, tutto quel miscuglio di ritmiche corpose e annebbiate, quasi come se i musicisti fossero perennemente impegnati a stapparsi dei bong e non facessero altro che bere birra scadente, l'hanno creato per la prima volta loro. E lo so che qualcuno la prenderà a male e mi citerà i Black Sabbath e gli ultimi Black Flag. Certo c'entrano anche loro, come no. Però i Flipper, secondo me sono stati ancora più importanti per quella scena. Hanno detto a chiare lettere che non bisognava essere veloci a tutti costi per fare hardcore, pur suonando i soliti tre accordi. E poi i Black Sabbath sono troppo metallari e la voce di Ozzy non ha nulla a che vedere col timbro scazzato e sornione di Shatter. Roba che se ascolti "Generic", il cosiddetto album giallo, forse il loro capolavoro, ne esci con un bombardamento alle orecchie che te lo ricordi. Senza contare che con i tentativi di inseguire il formato canzone più classico -  in questo senso "Gone fishin'" è forse la scelta più azzeccata - pisciano in culo a un sacco di sedicenti gruppi garage-lofi attualmente in circolazione. Insomma forse qualcuno avrà perso il filo. Ma quello che volevo dire, in poche parole, è che esistono band che hanno spianato la strada a degli artisti campioni di incassi pseudo alternativi. E che mentre i loro epigoni se la godono e guadagno un sacco di bei verdoni loro si ritrovano solamente massicce dosi di eroina, appartamenti in affitto da trenta metri quadrati in un ghetto di merda e lo status di gruppo di culto con cui non si pagano le bollette e si rischia di morire giovani. Niente di male, per carità, soprattutto se siete dei simpatici cazzoni come Ted Falocni e compagnia bella. Però...

 

http://4.bp.blogspot.com/_gmWmyujyMA0/SYEmRgPKMAI/AAAAAAAAD2c/_eM4UbV_6Ps/s320/16133.jpg

Postato da: zanarcade a 02:05 | link | commenti (2) |

domenica, 07 giugno 2009

TRE ALLEGRI FOR LIFE


Alla fine ieri sera sono andato a sentire i Tre allegri ragazzi morti a villa Serra. Avevo paura, per una ragiona o per l'altra di perdermeli. Magari per pigrizia, scazzo cosmico o altre menate. Ma alla fine grazie anche a Cecio, Fabri, Tacchi e gli altri ce l'ho fatto. Al di là della location spettacolo e della buona organizzazione, quello che veramente mi ha colpito del concerto (forse il mio settimo dei Tarm, visto che la prima volta li ho sentiti 11 anni fa al Dlf) è stata la magia che un gruppo come loro riesce ancora a sprigionare dopo tanto tempo e dopo una marea di altri ascolti che hanno un po' parcellizzato la mia memoria musicale. Insomma se a 15-16 e 17 anni divoravo i loro dischi, li lasciavo girare dentro lo stereo delle giornate intere e li cantavo a squarciagola nella mia cameretta (fedele allo spirito della band), adesso pur continuando a comprare ogni cd nuovo di Toffolo e soci va da se che le cose non sono più come un tempo. Non per demeriti loro, ma per la mole di dischi che mi ritrovo di solito per le mani e la relativa possibilità di interiorizzare meno testi e musiche. Cazzate a parte, tornando al nocciolo della questione, quando ieri sera sono saliti sul palco e hanno cominciato a sfoderare qualche vecchio pezzo (pochi per la verità) ho sentito come un sussulto al cuore e mi sono fiondato con Fabri in prima fila a cantare come un invasato canzoni lontane anni luce e che mai avrei pensato di ricordarmi così su due piedi. "Il principe in bicicletta", "Alice in città", "Francesca ha gli anni che", "Occhi bassi". Per un momento mi sono sentito catapultato nuovamente tra le mura della mia cameretta, stretto fra la voglia di non diventare grande e quella di imbracciare una chitarra e volare per qualche galassia sperduta. Una sensazione che mi ha ricordato tantissime cose vissute in questi ultimi 13 anni (diciamo dall'età della ragione in poi). Il tutto frullato dentro un ritornello e un giro di basso. Mi sono sentito vivo come non mi capitava da un po' di tempo. Ho mollato gli ormeggi e sono partito per qualche secondo per una nuova dimensione. Tutto questo grazie a una manciata di canzoni e ricordi. A volte basta anche così poco per raggiungere un briciolo di felicità.

 

http://indieblog.girlpower.it/wp-content/uploads/2008/04/3allegri.jpg

Postato da: zanarcade a 21:23 | link | commenti (1) |

venerdì, 05 giugno 2009

SAVED BY MUSIC


Avete mai provato con la musica? Non so se sono pazzo o casa. O magari persino una specie di invasato chiuso nel suo guscio di poche e piccole soddisfazioni. Ma credo di poter dire che se in quest'ultimo periodo guardo ancora avanti con un filo di ottimismo è grazie a qualche disco e a una manciata di canzoni davvero speciali. Lo so che l'argomento è pretestuoso, ma mai come adesso mi sono reso conto del potere taumaturgico della musica. Un rapporto così intenso che, a volte, mi sembra quasi di poter modellare i testi di alcuni pezzi su me stesso. E di trovare qualche piccola risposta tra i solchi di un vinile o di un cd. Prendete i Barracudas, per esempio, che suonavano una sorta di surf-punk nell'Inghilterra degli anni Ottanta. Quasi trent’anni fa hanno fatto uscire un album spettacolare che si chiama "Drop out", che mescola spensieratezza e malinconia. Un disco perfetto, soprattutto per la prima parte dell'estate. Magari da ascoltare in riva al mare alle otto di sera, quando è ancora chiaro e la spiaggia è deserta. "I can't pretend", il pezzo che apre l'album ha una delle melodie più belle che abbia mai sentito, tant'è che Matte mi ha detto che la suonavano pure i Riverdales. In questi giorni poi, in cui mi sento particolarmente power-pop nell'anima, sto anche ascoltando a manetta il primo disco dei Beat di Paul Collins, che in quanto a commistione tra chitarre e armonie vocali da capogiro non sono secondi a nessuno. Forse sulla stessa quota potrei infilarci i Nerves, ma è troppo facile visto che è proprio in quella band che il vecchio Paul si è fatto le ossa. Insomma per fortuna esiste la musica. E c'è ancora qualcuno capace, a distanza di anni, di parlare di me e di quello che provo. Mi rendo conto che non potrà essere così per tutti. Però, per quel che mi riguarda mi ritengo quasi un miracolato. Per superare i momenti tristi, o quantomeno per sopportarli, molto spesso mi basta un buon disco. Un bel pezzo tirato di hardcore anni Ottanta, un coretto punk-rock o un viaggio nella psichedelia e nel garage dei sexties. Il resto diventa quasi una passeggiata.

 

 

http://www.filmpop.com/images/3.jpg http://userserve-ak.last.fm/serve/252/90722.jpg http://crawdaddy.wolfgangsvault.com/uploadedImages/Wolfgangs_Vault/Crawdaddy!/Copy/Reviews/Issue_228/Nerves-large.jpg

Postato da: zanarcade a 10:18 | link | commenti (1) |

giovedì, 21 maggio 2009

RITORNO AL FUTURO


Stava pensando l'altra mattina che questo è proprio un anno strano. Uno di quelli, musicalmente parlando, in cui si intrecciano i destini di alcune delle band che hanno segnato pesantemente la prima parte della mia vita di ascoltatore. Naturalmente sto parlando di NOFX, Green Day e Rancid che quasi per uno scherzo del destino, come quel magico 1994, hanno "deciso" di far uscire praticamente in contemporanea i loro nuovi album. Certo, ne è passata di acqua sotto i ponti dal decennio scorso, che per quel che mi riguarda è iniziato nell'estate del 1996 con una piccola cassettina dei Sex Pistols. Ma guardandomi indietro con un po' di nostalgia e avanti con un certo timore non posso fare a meno di sorridere del fatto che questi miei tre personali pilastri si siano dati appuntamento 15 anni dopo per tornare prepotentemente a far parlare di loro. I primi sono stati i NOFX con "Coaster", quasi un mese fa. Il disco, sia chiaro, non è un capolavoro, ma ha tutte le caratteristiche di un album di Fat Mike e soci. Bei pezzi veloci, melodia a profusione, qualche spigolo e testi sempre più belli e complessi. A me è piaciuto, anche se non credo proprio che lo metterei nella Top Five della loro discografia. Per quanto riguarda i Green Day, invece, "21th century breakdown" è sinceramente una di quelle bombe a orologeria che ci mette qualche secondo ad esplodere, ma che quando lo fa non lascia più nulla come prima. Magari va ascoltato almeno un paio di volte di seguito, ma poi cazzo, si rischia non toglierlo più dallo stereo. Non me ne importa nulla delle seghe mentali su cosa sia punk o meno o sei i pazzi durano più di 2 o 3 minuti. Questo disco è un capolavoro, o se preferite un piccolo miracolo. Ed è in heavy rotation, nonostante la pressante concorrenza, nel mio lettore cd. Chiudo questo discorso parlando dei Rancid che il 2 giugno, quindi tra una decina di giorni, dovrebbero pubblicare il successore di "Indestructible", "Let the dominoes fall". Dai due pezzi ascoltati sul loro myspace direi che ci possiamo aspettare anche un buon lavoro, ma forse è meglio non sbilanciarsi troppo, anche se Tim e Lars non hanno quasi mai sbagliato un colpo. E’ soprattutto la seconda canzone a farmi ben sperare. E chissà se con questi compagni di viaggio anche un vecchietto come me non riesca, per una volta, a sentirsi un po' più giovane e a superare con scioltezza l'estate dei suoi 27 anni.

 

http://sirjorge.com/punk/wp-content/uploads/2009/03/nofxcoastercd.jpg http://1.bp.blogspot.com/_xsmMry8awD0/Sayb5LzykDI/AAAAAAAAHFs/bJ9xx4NeRIk/s200/21stcenturybreakdown.jpg http://www.punknews.org/images/covers/rancid-let-the-dominoes-fall.jpg

Postato da: zanarcade a 09:29 | link | commenti (4) |

martedì, 28 aprile 2009

I WANNA BE YOUR BOOK


Ho finito di leggere domenica pomeriggio "Iggy Pop - Cuore di napalm", il libro sulla storia dell'Iguana scritto da Gabriele Lunati e Andrea Valentini e uscito per Stampa alternativa. Vi dico subito che il volume è molto interessante, ti prende sin dalle prime pagine e finisce che te lo divori nel giro di qualche giorno. Fra le pagine di questa biografia c'è tutta quanta l'epopea del "Godfather of punk", dagli anni delle medie agli Stooges, dai periodi bui dell'eroina alla rinascita berlinese fino ad arrivare alla sfilza di dischi solisti che l'hanno portato qualche anno fa a riunirsi con Ron (pace all'anima sua) e Scotty per rispolverare i vecchi pezzi. Una vera e propria saga arricchita da gustosi aneddoti, interviste e piccoli particolari che rendono piacevole la lettura. Naturalmente, la parte dedicata alla prima grande e seminale band di Iggy è anche quella più corposa. Ma non mancano neppure analisi interessanti sulla seconda parte della sua carriera e sulle varie disintossicazioni che gli hanno permesso di sopravvivere al suo personaggio. Lunati e Valentini, poi, mettono tutto giù con uno stile talmente semplice e immediato che ti sa conquistare all'istante. Insomma, più che uno sterile susseguirsi di date e fatti di cronaca musicale, un vero e proprio romanzo rock. Essenziale e bello da leggere. Costa solo 15 euro. Vedete di non fare i taccagni sostenete le piccole case editrici.

 

http://www.cantieresonoro.it/beta/images/stories/libri/iggy.jpg

Postato da: zanarcade a 09:07 | link | commenti |

giovedì, 23 aprile 2009

CIAO PARIDE
http://locali.data.kataweb.it/storage/kpm2gloc/images/2009/01/11/1696331.jpeg

Postato da: zanarcade a 08:44 | link | commenti |

mercoledì, 22 aprile 2009

TE LO VEDI SU SKY


Una delle cose maledettamente più giuste che abbia mai fatto ultimamente è stato abbonarmi a Sky. All'inizio, sinceramente pensavo fosse solo una spesa inutile, anche perché di televisione non è che ne guardi a pacchi. Ma quando, nel giro di due settimane mi sono ritrovato su Cinema Mania "Clerks" e "Alta fedeltà" (ieri) mi sono convito di aver fatto la scelta giusta. Cazzo non vedevo questi due film da una vita ed è stato belle ridere delle stesse cose e appassionarsi nuovamente alla storia di Dante e Randal o ai casini di Robbo e del suo negozio. Proprio "Alta fedeltà", poi, è davvero un fiume in piena di citazioni musicali, che da bravo "maniaco" ho cercato di beccare per tutta la durata del film. Sarà che mi sono rivisto, in più di un passaggio, a pensare come il protagonista della pellicola (e dello splendido libro di Nick Hornby): ma quando ti capita di sentir parlare in tv degli Stiff Little Fingers, dei Jesus and Mary Chain e della Motown? Anzi è proprio grazie a questo film e al romanzo da cui è stato che mi sono appassionato al soul dell'Atlantic e ho comprato i miei primi dischi di Marvin Gaye. Guardandolo e leggendo le parole di Hornby ho capito che i Clash potevano convivere con Otis Redding, che la musica nera era diversa dalla merda che passa oggi su Mtv e che esistono una miriade di pezzi fantastici che riescono a toccare le corde del cuore anche senza distorcere una chitarra. E poi sono d'accordo sul fatto che le cose che veramente contano e ti distinguono dagli altri in una conversazione sono cinema, libri e musica. I tuoi gusti ti danno una personalità. Grande.

Postato da: zanarcade a 09:25 | link | commenti (2) |

martedì, 31 marzo 2009

Porca puttana se n'è passato di tempo. Non aggiorno sto cacchio di blog davvero da una vita e se penso che gli ultimi post erano locandine di concerti un po' me ne vergogno. Ma tra un impegno e l'altro, l'husker bunker da mandare avanti e Facebook che mi ha completamente risucchiato non sono mai riuscito a trovare cinque minuti per mettermi a scrivere qualcosa. Fino a questo momento, naturalmente.

Comunque, bando alle ciance, il ritorno su queste pagine telematiche è dovuto essenzialmente alla mia visita alla fiera del disco di sabato scorso. La prima novità, se di novità di può parlare, è che l'area espositiva è stata spostata alla Fiumara. E visto che io abito a Pegli è tutto di guadagnato. Per il resto: soliti prezzi alti, solite facce, vinili a cifre da capogiro e poca roba davvero interessante. Il colpaccio di quest'anno è stato il cd omonimo degli Avengers dell'83, una reliquia introvabile pagato "solo” 30 euro. Per il resto ho preso un po' di robetta tipo la raccolta di b-sides degli Sugar (il gruppo anni Novanta di Bob Mould degli Husker Du) dal titolo "Besides", "Lick" dei Lemonheads una sorta di grunge-rock orecchiabile ma senza pretese, "Acide eaters" dei Ramones, una raccolta di cover dei fratellini newyorkesi comprata per mero completismo e poi l'album bianco dei Beatles, ma solo perchè costava 10 euro contro i 32 di Fnac e compagnia bella. In fondo, anche sei i quattro baronetti mi stan sul cazzo qualcosa di loro, in casa ci vuole sempre. Insomma, una buona spesa, con un esborso onesto di 60 euro. E il prossimo weekend arriva quella del fumetto!


http://ecx.images-amazon.com/images/I/418T6DJWK2L._SL500_AA240_.jpghttp://ecx.images-amazon.com/images/I/61gcbfmN47L._SL500_AA240_.jpg

http://2.bp.blogspot.com/_V8BkmHSjEGc/SPnFExaTYDI/AAAAAAAAA9c/W6JE5dLlwOA/s320/Lick_front.jpg http://www.torvund.net/guitar/Cover/CD327632.jpg

http://www.randysrodeo.com/images/punk/avengers1.jpg

Postato da: zanarcade a 12:08 | link | commenti (1) |

venerdì, 27 febbraio 2009

Hoolahoopers roughmanners2_SCR_WEB

Postato da: zanarcade a 11:27 | link | commenti |

 

Eccomi

Utente: zanarcade
diego, leva '82, adoro la musica (soprattutto l'hardcore anni '80 italiano e americano) e la letteratura noir./ gruppi: the clash e husker du/ film: l'ultimo boyscout, l'odio e amici miei (I e II)/ libri: piombo e sangue (hammett), costretti a sanguinare(philopat), jack frusciante è uscito dal gruppo (brizzi)/ fumetti: akira, jojo, spawn, tutto davide toffolo. ciao

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte